La Proposta educativa del Gruppo Scout Ovada 1

Venerdì 30 gennaio 2026, in una sala gremita di genitori, di rappresentanti delle realtà educative del territorio, il gruppo Scout Ovada 1 ha presentato alla cittadinanza il “Progetto educativo 2026 – 2028”. Si tratta di un documento che indica gli ambiti di intervento pedagogico, elaborati dalla Comunità Capi, riflettendo sui dati acquisiti da questionari anonimi indirizzati a genitori e ragazzi del gruppo scout e corroborati dalle esperienze nelle diverse unità. Il Gruppo Scout Ovada 1 è composto da 157 ragazzi dagli 8 ai 21 anni, ripartiti nei due branchi di Lupetti (50 bambini dagli 8 agli 11 anni), due Reparti (60 ragazzi dai 12 ai 15 anni) e due Clan (47 ragazzi dai 16 ai 21 anni). La Comunità Capi è composta da 27 capi, di cui 3 Padri Scolopi in qualità di Assistenti Ecclesiastici. Le esigenze emerse dall’analisi di ambiente hanno portato ad individuare quattro aree. La prima è costituita dalle “Relazioni”, laddove, a fronte di rapporti sereni in famiglia e con gli amici, si riscontra particolare difficoltà nei rapporti con gli insegnanti, nella condivisione del proprio vissuto con gli altri e nel rispetto delle regole. Un tema di cui i ragazzi sentono bisogno di confronto con gli educatori è l’affettività, declinata in senso più relazionale che sessuale. La Comunità Capi ritiene di provvedere creando un ambiente sereno e favorendo momenti di condivisione all’interno delle attività. La seconda area, individuata dai capi, è coltivare maggiore “Autonomia” dei ragazzi nella gestione di sé e delle proprie cose, oltre che educarli alla progettualità, da vivere anche su aspetti della vita più quotidiani. La terza area è la “Fede”, laddove si rileva una difficoltà a vivere i luoghi comunitari, come la S. Messa, la catechesi, l’ascolto del Vangelo. Parimenti si riscontra particolare apertura nei confronti di testimoni significativi. La Comunità Capi intende intensificare la propria formazione in questo ambito così delicato. Nell’azione educativa, poi, ritiene utile proporre testimonianze di cristiani con vissuti stimolanti e, nel contempo, valorizzare periodiche esperienze di fede, come le Messe di gruppo, coinvolgendo i ragazzi per renderli parte attiva e aiutandoli a comprendere la celebrazione; inoltre si impegna a rendere familiare ai ragazzi la lettura del Vangelo come chiave di lettura della propria esperienza, come già indicato nella nuova impostazione della catechesi Scout. La quarta area, individuata dalla Comunità Capi, recependo le fatiche dei ragazzi a gestire il proprio tempo, riempito di troppi impegni, è la “Essenzialità”, elemento caratteristico dell’educazione Scout. In quest’ambito è utile aiutare i ragazzi a compiere scelte consapevoli nelle priorità della loro settimana e, durante le attività, coinvolgerli nella progettualità, condividendo anche i criteri sull’utilizzo delle risorse materiali. La quinta area è la “Avventura”, elemento base dell’educazione Scout, che permette ai ragazzi di vivere l’ambiente, l’impegno, la fatica, la gioia di realizzare e di scoprire la loro relazione con il territorio e tra loro. La Comunità Capi si impegna ad intensificare le uscite sul territorio e proporre attività sfidanti all’aperto. Particolarmente arricchenti sono stati gli interventi da parte dei partecipanti. Il Direttore dei Servizi Sociali, dott. Gianni Ziliante, ha richiamato l’esigenza di fare rete tra le diverse agenzie educative del territorio, di cui anche gli Scout sono parte attiva e apprezzata, lasciandosi interpellare dalle esigenze e dalle fatiche dei ragazzi qui emerse. Così diversi genitori hanno sottolineato l’importanza dell’alleanza educativa Scout-famiglia, che favorisce la crescita armonica dei ragazzi, facendo fruttificare quanto vissuto agli Scout e nella loro quotidianità. Si è anche rilevata l’esigenza di non aver paura di affrontare, nell’ascolto e con serenità, gli argomenti relativi all’affettività, così determinanti nella crescita dei ragazzi adolescenti. Se da un lato i ragazzi faticano in alcune relazioni con adulti – e questo è un elemento di riflessione a cui il dott. Ziliante si è mostrato particolarmente sensibile – dall’altro, come osservato da un capo Scout, diventa un impegno educativo aiutare i ragazzi a discernere ambienti ed adulti significativi, da esperienze meno fruttuose che, tuttavia, non devono compromettere il loro vissuto. Il parroco, don Maurizo Benzi, ha sottolineato come l’esperienza di fede si trasmetta principalmente ed efficacemente attraverso testimoni credibili, come è avvenuto per Natanaele, inizialmente scettico ed estraneo alla proposta dei primi Apostoli, ma poi divenuto san Bartolomeo Apostolo e martire per la fede. La sfida educativa si può vivere solo mettendosi in gioco in prima persona, attraverso la formazione, l’ascolto dei ragazzi e l’audacia di proporre ai ragazzi percorsi sfidanti, pur accompagnandoli. I capi Scout dell’Ovada 1 vivono il servizio con entusiasmo, dedizione e responsabilità per “contribuire, secondo il principio dell’autoeducazione, alla crescita dei ragazzi come persone significative e felici” (Patto associativo AGESCI), perché capaci di scegliere.

Luigi D. Sch. P. (Baloo) – Scout Ovada 1

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