P. MARIO CONTI

1934 – 2022

Mario Conti di santa Maria nasce 21 ottobre del 1934 a Licciana Nardi, un piccolo comune in provincia di Massa Carrara facente parte del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, nella casa di famiglia in località Campacci. Primogenito di sei figli, dai genitori.

Antonio e Maria Travaglini, apprende sin da piccolo la passione per il canto ed una marcata inclinazione alla carità e alla generosità: i familiari ricordano come nella sua prima infanzia era solito sottrarre delle spighe di grano dal raccolto per donarle ai suoi compagni in difficoltà ma anche insegnare i primi rudimenti dell’istruzione ai fratelli minori. La Lunigiana, zona dell’alta Toscana al confine con Liguria ed Emilia Romagna, è sempre stata ricca di vocazioni, alcune delle quali alla vita religiosa nell’Ordine delle Scuole Pie. È dunque attraverso la figura di altri Scolopi, in modo particolare quella del p. Giovanni Dino Bravieri (1923 – 2008), che il piccolo Mario conosce la spiritualità e il carisma di san Giuseppe Calasanzio.
Dopo i primi anni di istruzione elementare chiede di diventare Scolopio. Secondo i ricordi dei familiari lascia il suo paese natio alla volta di Fiesole, nella comunità della Badia Fiesolana, nel 1945. Nel settembre del 1946 è a Firenze dove viene accolto come speranzino nella Provincia Toscana dei pp. Scolopi, nella comunità di santa Maria del Suffragio al Pellegrino, sulla via Bolognese, sotto la guida del p. Paolo Mucci (1920 – 1957). Qui è rettore il p. Umberto Marrini (1914 – 2003), che p. Mario ritrova più volte lungo il suo percorso di vita religiosa e comunitaria e al quale rimane molto legato, chiamandolo fraternamente “p. Berto”, considerandolo sempre un saggio confratello, un amico, uno specchio necessario per la sua vita. Il 2 dicembre del 1949 viene iniziato alla vita religiosa e fa il suo ingresso in noviziato vestendo l’abito calasanziano a Poli. Il 3 dicembre del 1950 emette la sua prima professione dei voti religiosi potendo così proseguire la sua formazione accademica, filosofica e teologica, presso lo studentato interprovinciale italiano Calasanctianum nell’Urbe.
In quegli anni nello studentato c’erano una banda e un’orchestra che permettevano ai chierici di avviare o perfezionare la conoscenza della musica. È qui dunque che p. Mario approfondisce quella che si rivela la sua più grande passione, che gli avrebbe permesso di svolgere il suo apostolato tra i giovani in maniera più incisiva ed efficace. In particolare studia, anche se non con certificazioni accademiche, pianoforte e composizione sotto la supervisione, tra gli altri, del maestro e musicista bagnorese Vittorio Taborra e liturgia con il p. Secondo Mazzarello (1912 – 1987). Unisce dunque lo studio musicale al servizio liturgico non solo allo studentato bensì in diverse case scolopiche dell’Urbe e della Provincia Toscana.
Emette la sua professione solenne il 7 ottobre dell’anno 1956 insieme ad altri confratelli, trai quali i pp. Alessandro Tarquini (1934 – 2020), Sesto Pieroni e Carmine Danise (1930 – 2019). Con quest’ultimo e con i pp. Mario Gerali (1933 – 2008) e Valerio Springhetti viene ordinato presbitero il 29 giugno del 1958 nella cappella maggiore del Calasanctianum.

Nei primi anni di sacerdozio è a Firenze per intraprendere gli studi civili. Nel 1969, essendo di comunità nella casa di san Giovannino, consegue la laurea in lettere classiche all’Università di Firenze discutendo la tesi dal titolo “La riforma della musica sacra e liturgica nella seconda metà del XIX secolo fino al motu proprio di Pio X del 1903” (Inter pastoralis officii sollicitudines, uno dei più importanti documenti del magistero pontificio sul canto liturgico ed in particolare sul canto gregoriano, ndr.).
P. Mario vive come gli altri confratelli gli anni di cambiamento seguiti al Concilio Vaticano II, sentendosi coinvolto nel dibattito musicale e liturgico cui contribuisce attivamente con la composizione di numerosi canti, accolti con benevolenza a livello locale con lusinghieri apprezzamenti circa i testi, la dignità musicale e la funzionalità nell’apprendimento. Così negli anni a venire nascono numerose composizioni di vario genere: oltre a numerosi canti è da notare la produzione di inni, antifone e responsori per la Liturgia delle Ore; alcune Messe e tutti i responsori dei salmi per i tre cicli dell’anno liturgico; infine, ma non per importanza, una discreta produzione mariana. Menzione a parte merita la produzione musicale di brani a carattere didattico e propedeutico al canto dei bambini più piccoli, ricca di “giochi melodici e colori poetici”, come si legge nello stringato profilo a lui dedicato presente nel catalogo di una prestigiosa casa editrice musicale italiana. 
Subito dopo la laurea svolge il servizio di maestro degli speranzini a Firenze, nella Comunità del Pellegrino, per poi essere destinato alla comunità di Empoli dove vive il suo ministero e trascorre il resto della sua vita. Qui è catechista, insegnante di lettere, storia e soprattutto musica, animando non solo la vita scolastica e gli appuntamenti liturgici durante l’anno (Messe, novene e vari momenti di preghiera) ma pure quella comunitaria mettendo le sue doti al servizio dei confratelli in occasione degli anniversari di vita religiosa e sacerdotale. Timido e schivo nei primi anni del suo ministero presbiterale, grazie all’impegno ecclesiale in alcuni gruppi riesce a forgiare il suo carattere e la sua fede coraggiosa e sincera che unisce sempre ad una solida devozione mariana.
Verso gli ultimi mesi dell’anno 2000 si concretizza, per via provvidenziale, quello che era nato come un semplice desiderio o disponibilità per un’esperienza missionaria che potesse andare oltre l’ambito locale della pastorale familiare, ambito dove p. Mario è stato impegnato a lungo oltre a quello scolastico in senso stretto. Dopo un primo scambio epistolare con il confratello p. Antonio Marco, alcuni colloqui con il p. Provinciale e il p. Generale, questo discernimento lo porta a comprendere tale desiderio come naturale esigenza della propria esperienza di vita cristiana. Il tutto si concretizza con l’invito a recarsi per qualche mese nelle Filippine (tra Manila e Cebu) dal 12 dicembre all’11 febbraio del 2000; in India, da luglio al settembre successivi; nuovamente nelle Filippine (a Cebu) dal ottobre al 7 aprile 2002 e, un’ultima volta, dal giugno ai primi giorni di novembre del 2005.
Vorrebbe tornare in India nell’estate dell’anno seguente ma alcuni problemi e più in generale il suo stato di salute legato all’avanzare degli anni sconsigliano un allontanamento dall’Italia. P. Mario definisce sempre negli anni seguenti come esaltante questa esperienza, poiché gli ha permesso di apprezzare una fioritura giovane e vivace dell’Ordine, di rinvigorire con nuovo entusiasmo e slancio la sua vocazione di scolopio adulto. Ha infatti modo non semplicemente di visitare le realtà asiatiche calasanziane ma soprattutto di mettere a servizio dei giovani in formazione, degli alunni e delle loro famiglie, tutte le sue doti umane e professionali, ivi comprese quelle musicali. Ancora oggi alcuni religiosi, allora giovani chierici, le ricordano con gratitudine e affetto. Ha lasciato una lunga testimonianza di queste brevi ma intense esperienze missionarie in una pubblicazione minore e in tre libri. 
L’esperienza missionaria di p. Mario è inframezzata da quella formativa: giovedì 28 agosto 2003 parte per l’Urbe dove viene ascritto per un anno alla comunità del Calasanctianum, al tempo già divenuto studentato internazionale, in qualità di assistente spirituale, maestro di musica e canto per i giovani chierici scolopi. 
Il suo stato di salute si aggrava nel 2016, quando si rende necessario il suo ricovero nel Convitto ecclesiastico a Firenze, esperienza che vive non senza difficoltà ma che gli permette di rincontrare, negli anni seguenti, p. Adelio Pagnini (1937 – 2020), p. Giancarlo Rocchiccioli (1936 – 2020) e p. Giovanni Grimaldi (1926 – 2021), a loro volta ospiti della struttura. Con lo scemare delle forze conserva finché può la sua loquacità, gioendo della visita dei familiari, dei confratelli e degli amici. A costoro ricorda spesso nelle loro visite al Convitto di non poter più rammentare singolarmente tutti i conoscenti e gli amici nella preghiera: così, immaginando di essere insieme su di un treno, pregava per tutti i suoi compagni di viaggio, presenti e passati.
Ricordando con commozione una lettera che la madre gli scrive in occasione dell’ordinazione sacerdotale amava avere un pensiero particolare pure per tutti i genitori, soprattutto per coloro che vedevano i propri figli chiamati dal Signore con il dono di una vocazione particolare: «A quei genitori che piangono e sono tristi, perché il Signore ha scelto uno, o una, dei loro figli e li ha chiamati a donare il loro cuore e la loro vita esclusivamente a Lui e agli uomini tutti, già da quaggiù sulla terra. Il Signore non ruba i figli a nessuno.
Anzi, quando li sceglie, lo fa unicamente per trasformarli in una benedizione, prima di tutto per la loro famiglia, e poi anche per il mondo». 
Consumato dalla malattia, nel corpo ma non nello spirito, rende l’anima al suo Creatore a Firenze la mattina del 9 maggio 2022. I funerali, presieduti dal p. Provinciale Sergio Sereni, si svolgono con grande concorso di popolo due giorni dopo nella parrocchia di san Giovanni evangelista a Empoli. Il suo corpo riposa nella tomba di comunità dei pp. Scolopi all’interno del cimitero della ven. Arciconfraternita della Misericordia, nella medesima cittadina. 

Tommaso De Luca Sch.P.

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